Sì, sono un giornalista disperato perché…

…vivo in un Paese in cui bisogna scegliere se scrivere – spesso non pagati – per giornali di sinistra, o decidere di darsi in pasto all’unico altro Grande Editore; perché sinistra o destra che siano, servono le conoscenze giuste per vedere una redazione anche solo col binocolo; perché ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare: raccomandati dell’ultima ora soffiare il posto a collaboratori decennali di quotidiani e poi (dato che in fondo la giustizia esiste, anche se beffarda) fare più danni di un rinoceronte sotto Viagra;  ordini dei giornalisti e sindacati richiusi su se stessi, omertosi, inerti, autoreferenziali, indifferenti ai giovani; stagisti usati in funzione di caporedattore o quasi, e giornalisti di esperienza e capacità relegati a eseguire compiti insulsi; percorsi di carriera imperscrutabili se non attraverso le fessure della camera da letto;  professionisti cinquantenni colti, brillanti, onesti, logorati dalle logiche della Macchina; blogger indemoniati alla ricerca spasmodica dell’Errore da parte del redattore di turno; redazioni web ridotte all’osso con ritmi da laboratorio clandestino cinese….

L’elenco potrebbe continuare. Ma non voglio ricadere troppo nello stereotipo del giornalista lamentoso. O almeno, per ora può bastare. Aggiungo solo che su questo blog parlerò liberamente di giornalismo e dintorni.  Parole in libertà: in fondo ci è rimasto solo questo.

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