Non fa una piega

ottobre 19, 2009

All’Infedele su La7 il direttore di Panorama Mulè ha risposto a Nadia Urbinati, docente alla Columbia University, che criticava l’abuso del corpo femminile sui media italiani, dicendole in buona sostanza che lei era ossessionata (sic!) dai nudi.
Dopodiché ha detto che allora si dovrebbero proibire anche le pubblicità di lingerie. Al che si dovrebbe dedurre o che Panorama è un catalogo di intimo; o che i negozi di abbigliamento sexy sono il nuovo polo editoriale italiano.

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Che freddo, lo dice la BBC. E pure Il Foglio

ottobre 16, 2009

Il Foglio, in versione allegra meteorina, ci informa che – indovina un po’-  fa freddo. Il leitmotiv  “Altro che riscaldamento globale, non senti che gelo?” fa parte da anni del repertorio bar sport, eseguito possibilmente davanti a un bel bicchierino di bianco, col naso arrossato dal raffeddore.

E tutto per un equivoco articolo della BBC che avrebbe dato voce alle ragioni dei clima-scettici, ai negazionisti del global warming,  e che di fatto nasceva da un post di un presentatore meteo dell’emittente.  Non proprio il Rubbia della ricerca sul clima, diciamo. Ma da lì  sono partiti i megafoni delle pr anti-riscaldamento, bravissime a far rimbalzare da una parte all’altra il bandolo finchè la matassa non rimane del tutto aggrovigliata. Un po’ di chiarezza sulla vicenda la riporta il Guardian.

Per chi volesse invece vederci chiaro sulla questione del clima, esiste – udite, udite – un fresco aggiornamento dell’IPCC, l’organismo internazionale che ha l’autorità (ovvero gli scienziati, i fatti, i numeri) per dire qualcosa di razionale sull’argomento. E dice che il cambiamento climatico colpirà duro e più in fretta del previsto.

Ma voi al Foglio indossate comunque i cappottini, mi raccomando. Freddo fa freddo. E poi non esistono più le mezze stagioni.

La nemesi della gnocca

ottobre 15, 2009

Leggo su Dagospia un articolo di Gianni Pennacchi (Il Giornale) che per ridicolizzare l’odierno dibattito su sesso e potere, o meglio, su escort e premier, rievoca le grandi ammucchiate del ’68, quando al “mercato dell’acchiappo” la valuta corrente erano i bei discorsi e il carisma dei capetti. E giù una lista di nomi noti del giornalismo e della politica di sinistra che a quanto pare ci davano come ricci.

L’operazione è furba, ma anche un po’ disonesta: troppo diversi i contesti e le questioni in gioco. E’ vero tuttavia che il fascino del potere (e del contropotere) ha sempre mietuto vittime fra donne e uomini. Quel che più trovo curioso è però l’improvviso appiattimento della lotta politica italiana e del dibattito giornalistico su di un unico paradigma, binario per di più: gnocca sì, gnocca no. Altro che Destra e Sinistra di bobbiana memoria.

Immagino frotte di giornalisti attempati intenti a pesare ogni parola davanti al computer in base ai propri exploit erotici. E le riunioni di redazione dei giornali impegnati nella Prima Guerra della Gnocca (che verrà ricordata al pari della Guerra dei 30 anni o della Grande guerra), con le firme in prima fila selezionate solo dopo un attento screening della loro vita sessuale.
E’ la rivincita dei monogami.
E’ la nemesi della gnocca.

Annunci impagabili

ottobre 14, 2009

Dulcis in fundo.

Finalmente un annuncio di lavoro interessante. Peccato però… (il grassetto è mio)

… “ludoteca professionale” (…) cerca (…) redattori (senior) radio tv e media, comprovata esperienza, settore spettacolo (teatro, cinema, musica, arti figurative, letteratura no sport) e collaborarori (junior) aventi laurea specialistica coerente al settore. Richiesta età minima 25 anni. Assoluta serietà, cultura. No perditempo. Inviare Cv e foto. Essendo una “ludoteca professionale” senza fini di lucro non è prevista attualmente retribuzione…

E certo.  Loro mica sono perditempo. Gente di cultura. Di assoluta serietà. Mica possono stare dietro a certi schiribizzi, come quello di pagare qualcuno per il lavoro svolto, no?


Sì, sono un giornalista disperato perché…

ottobre 14, 2009

…vivo in un Paese in cui bisogna scegliere se scrivere – spesso non pagati – per giornali di sinistra, o decidere di darsi in pasto all’unico altro Grande Editore; perché sinistra o destra che siano, servono le conoscenze giuste per vedere una redazione anche solo col binocolo; perché ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare: raccomandati dell’ultima ora soffiare il posto a collaboratori decennali di quotidiani e poi (dato che in fondo la giustizia esiste, anche se beffarda) fare più danni di un rinoceronte sotto Viagra;  ordini dei giornalisti e sindacati richiusi su se stessi, omertosi, inerti, autoreferenziali, indifferenti ai giovani; stagisti usati in funzione di caporedattore o quasi, e giornalisti di esperienza e capacità relegati a eseguire compiti insulsi; percorsi di carriera imperscrutabili se non attraverso le fessure della camera da letto;  professionisti cinquantenni colti, brillanti, onesti, logorati dalle logiche della Macchina; blogger indemoniati alla ricerca spasmodica dell’Errore da parte del redattore di turno; redazioni web ridotte all’osso con ritmi da laboratorio clandestino cinese….

L’elenco potrebbe continuare. Ma non voglio ricadere troppo nello stereotipo del giornalista lamentoso. O almeno, per ora può bastare. Aggiungo solo che su questo blog parlerò liberamente di giornalismo e dintorni.  Parole in libertà: in fondo ci è rimasto solo questo.